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giovedì 6 giugno 2013

Riflessioni conclusive

L'evoluzione della tecnologia informatica ci ha mostrato che questo come gran pare dei processi storici è frutto di una gradualità: nuove conoscenze nei vari campi del sapere, fondamentalmente in elettrochimica, nella conoscenza dei materiali, hanno portato a risultati che solo un secolo fa potevano essere considerati quasi di impossibile raggiungimento. La gradualità si è però perduta leggermente con l'arrivo degli attuali "poteri" dell'informatica: tutto è più veloce, tutto è più facile, e conseguentemente tutto è meno graduale. Questo aspetto nasconde dei lati non certo positivi: la comprensione di quello che accade è resa sì più facile dall'efficienza dell'informazione, ma c'è il rischio di concentrare troppo potere nelle mani di pochi, che in tal modo limitano l'accessibilità di alcuni dati e di alcune notizie. Questo aspetto, oltre ad avere implicazioni filosofiche sulla libertà dell'individuo che qui non si vogliono intraprendere, dimostra come la coscienza sia la base di un futuro migliore, di fronte a cui ogni possibile teoria catastrofista sullo sviluppo tecnologico possa venirsi a sgretolare. 

Le schede perforate: quando i CD non esistevano

L'interno, foderato di panno verde, conteneva una lunga fila di schede bianco-latte. Ne prese una dal mezzo del pacco. Era una scheda perforata per Macchina, tagliata secondo uno standard francese, e fatta di un materiale artificiale, singolarmente liscio. Su un angolo c'era un'annotazione scritta a mano: n. 154, in pallido inchiostro color malva. 
da "La macchina della realtà", Seconda Iterazione.

Impiegati con grembiuli e guanti sedevano alle scrivanie dal piano inclinato, esaminando e manipolando schede perforate con una varietà di strumenti speciali da computatori: mescolatori, supporti per spili, codificatori a colori in mica, lenti da gioielliere, pezze oleate e delicati forcipi con le punte ricoperte di gomma. Mallory osservò il familiare lavoro con un senso di sollievo.
da "La macchina della realtà", Terza Iterazione.

La scatola che Lady Ada sembra affidare a Mallory, come anche quella mostrata da Mick a Sybyl all'inizio, contenente un vero patrimonio secondo Mick, conducono costantemente il filo della narrazione nel romanzo. 
Le schede perforate sono le antenate dei floppy disk e dei più moderni CD-ROM e DVD. Il loro scopo era quello di caricare il "programma" delle macchine nel caso di quella di Hollerith, ma poi la loro importanza permise di definire gli input e output del calcolatore (Z1 di Zuse). La loro origine, però, come è comprensibile anche dalla lettura del romanzo, è dovuta a Charles Babbage, almeno nel campo computazionale: difatti prima di lui questo metodo era stato usato per i telai, e già lo stesso Jacquard aveva avuto modo di sfruttare il lavoro di alcuni suoi predecessori nella costruzione del suo telaio a scehde perforate. 

Il telaio Jacquard

L'occupante, proprietaria della villa, appoggia le mani artritiche sulla stoffa, lavorata da un telaio Jacquard.
da "La macchina della realtà", Prima  Iterazione.

Questo, insieme a un portacappelli logoro in cuoio e ad una borsa in tela Jacquard con l'armatura in ottone, costituivano la totalità del bagaglio del pubblicista.
da "La macchina della realtà", Quinta  Iterazione.

La schiena cominciava a fargli male. Sotto il broccato rigido della poltrona, lavorato a Jacquard con immagini ripetute della Bessemer, l'imbottitura di crine era gelida.
da "La macchina della realtà", Quinta  Iterazione.

Joseph-Marie Jacquard, partendo dagli studi di Vaucanson in campo serico, riuscì ad automatizzare completamente il telaio. L'invenzione è del 1801, mentre il brevetto del 1805. Pur mantenedo una componente manuale, il telaio permetteva l'esecuzione di vari disegni grazie a un complesso sitema di contrappesi, collegati ai fili. La sua importanza relativa al campo informatico è dovuta al fatto che tuttora si usa questo tipo di telaio, perfezionato dall'uso dell'elettronica che permette una maggiore automazione, velocità, gestione di un numero maggiore di orditi e di disegni.
E' considerato un antenato del computer perchè usava delle schede perforate con cui si comunicava alla macchina il disegno da realizzzare. In breve tempo la sua diffusione permise un grande miglioramento della produttività, e, dalla Francia, fu importata anche dagli stessi Inglesi, oltre che in Germania e Italia.
La macchina, come quasi tutti i vari dispositivi di questo genere, non nasce all'improvviso, ma è frutto di una maggiore conoscenza dei materiali, della fisica e soprattutto dei progetti di alcuni predecessori (come il cilindro di Vaucanson, utilizzato nel Suonatore di Flauto e nel suo telaio).


Telaio Jacquard

Vaucanson e i suoi automi

"I computatori francesi hanno la loro confraternita, sai. Les Fils de Vaucanson, si chiamano".
da "La macchina della realtà", Prima  Iterazione.


Jacques de Vaucanson può essere considerato uno dei più importanti sviluppatori nel campo delle IA. Vivendo nel Settecento, egli poteva contare sull'utilizzo di materiali migliori e sul fatto che i primi orologi, benché ancora non molto precisi, fossero già presenti.
Si narra infatti che il suo interesse per la meccanica nacque proprio dalla osservazione di un orologio un po' impreciso a casa di un'amica di sua madre. Il piccolo Vaucanson, che probabilmente si annoiava durante queste visite, decise di vedere come fosse fatto e riuscì a ripararlo. L'altro grande campo di interesse per lui fu la medicina: una volta a Parigi egli conobbe dei medici interessati alla riproduzione meccanica delle attività vitali umane. Da qui nascono i progetti di Vaucanson: il suonatore di Flauto, il Suonatore di Samburo e l'Anatra meccanica.
Il Suonatore di Flauto era un automa in grado di produrre note di ben tre ottave, grazie al motore interno basato su un cilindro che non solo poteva ruotare, ma anche traslare sul proprio asse, generando un grande numero di combinazioni di movimento. Fu distrutto all'inizio del XIX secolo così come il Suonatore di Tamburo.


Interno del Suonatore di Flauto

mercoledì 5 giugno 2013

La Regina di Macchine

Lei è la Regina delle Macchine, l'Incantatrice di Numeri. Lord Babbage la chiamava "Little Da". Non ha alcun ruolo formale nel governo, e la breve fioritura del suo genio matematico appartiene a un lontano passato. Ma rappresenta, forse, l'anello principale di collegamento fra suo padre, il Grande Oratore del Partito Radicale Industriale, e Charles Babbage, l'eminenza grigia del Partito e principale teorico sociale. 
da "La macchina della realtà", Seconda Iterazione.

Un personaggio che compare nel romanzo all'improvviso scendendo da una carrozza, quasi salvata da Mallory da due criminali, anche se in realtà implicata in un complotto per ripagare i suoi ingenti debiti di gioco, è Ada Byron, figlia del celebre scrittore e avventuriero inglese George.
Ada Byron è considerata la prima programmatrice nella storia delle tecnologie informatiche: fin da subito affascinata dalla Macchina Differenziale di Babbage riuscì a scrivere degli algoritmi per la seconda macchina, quella poi mai realizzata, la Macchina Analitica. Ciò le permise di venire in contatto con Luigi Menabrea che aveva visto la Difference Engine di Babbage per avere maggiori informazioni sulla sua macchina. La Byron resta importante anche per aver pensato di estendere le funzioni del calcolatore oltre il puro calcolo numerico. Una nuova era stava cominciando.

Ada Byron in un dipinto di Alfred Edward Chalon (1838)


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lunedì 3 giugno 2013

L'automa del Sol Levante

Un rumore acuto di molle uscì dalle viscere della donna.
— È un manichino! — esclamò Mallory.
— Una marionetta, piuttosto — disse Oliphant. — Il termine esatto è "automa", credo.
Mallory tirò un respiro. — [...] Cielo, è una meraviglia.
[...]
L'automa cominciò a versare da bere. C'era uno snodo nel braccio, coperto dalla manica, e un secondo al polso. Versava il whisky con un lieve scricchiolio di cavi e un sommesso ticchettio di legno. — Si muove quasi come un tornio Maudsely guidato a Macchina — osservò Mallory. — È da lì che hanno preso i piani?
— No, è interamente opera loro — disse Oliphant. Il signor Matsuki stava passando lungo il tavolo piccole coppe in ceramica, piene di whisky. — Non c'è neanche un pezzetto di metallo dentro di lei: tutto bambù, crini di cavallo intrecciati, molle di osso di balena. I giapponesi fanno bambole simili da molti anni... karakuri le chiamano.

da "La macchina della realtà", Terza Iterazione.


E' questo il primo vero robot (fatto di legno di bambù e altri materiali che poco si addicono ai robot così come li immaginiamo oggi) che compare esplicitamente nel romanzo, un modello piuttosto strano, fatto di tutto tranne che di metallo. Mallory, inizialmente non si è addirittura accorto del fattoche si tratta di un robot. Lo sviluppo ha delle analogie con i primi robot presentati dalle grandi aziende mondiali: è uno "Special Purpose", cioè ha una funzione dedicata ben precisa, quella di versare da bere. Non fa altro, non è come le sempre attive macchine della Polizia, che lavorano di continuo e sono in grado di svolgere un qualsiasi numero di funzioni. Non deve però sorprendere che nella realtà la portata dello sviluppo tecnologico si vede più dagli "Special Purpose" Computer che da quelli "General Purpose": nelle automobili, nei frigoriferi, nei forni lettrici, fino ad arrivare agli aerei, ci sono tutti sistemi "Special" che presentano innovazioni che fanno certo più clamore di un computer con alcuni GB di RAM in più, ormai niente di che. Dall'altro lato però, sono i robot che tengono alto l'onore dei "General Purpose", poiché dopo i primi modelli, ora le funzioni dei robot sono ben maggiori e migliorate. Come spesso avviene, e come è quasi abitudine nel cempo delle IA, si tratta allora di una "rincorsa": "Special" e "General" viaggiano appaiati senza una vera e propria competizione, ma con l'obiettivo, i primi, di migliorare l'efficienza del prorpio servizio, i secondi, di aumentare e perfezionare le proprie funzioni.

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Disraeli e la Macchina

— Sa, lei è proprio la persona che fa per me oggi, Mallory. Lei se ne intende di Macchine, vero?
— Oh?
— È una dannata cosa che ho comprato mercoledì scorso. Il commesso mi ha giurato che mi avrebbe reso la vita più facile.[...]
Mallory vide che Disraeli si era comprato una Macchina da Scrittura Colt & Maxwell[...]
Mallory aprì lo sportello laterale della macchina, fece passare il nastro perforato attraverso i rulli, poi controllò lo scivolo della carta a soffietto. Disraeli non aveva inserito adeguatamente i denti. Mallory si sedette sulla sedia, azionò il pedale e afferrò le manopole. — Cosa devo scrivere? Mi detti qualcosa.
— "Sapere è potere" — disse subito Disraeli.[...]
— Posso scrivere molto più in fretta! — si lamentò Disraeli. — E in una calligrafia molto migliore!
— Sì — disse Mallory pazientemente — ma non può ricaricare un nastro; basta un po' di colla e un paio di forbici, e il nastro perforato può essere fatto girare all'infinito, e la Macchina stampa pagine finché lei spinge sul pedale. Tante copie quante ne vuole.

da "La macchina della realtà", Terza Iterazione.


Questo dialogo si svolge nel romanzo, fra Edward "Ned" Mallory e Benjamin Disraeli. Il mondo, ormai quasi "infestato" dalle macchine, del romanzo non sembra avere segreti per Disraeli, che è scrittore di successo, ma sembra inizilamente restio ad accogliere una macchina nel suo ufficio da "professionista" della scrittura. Si noti la frase che Disraeli vuole che Mallory scriva: è un motto baconiano, che in realtà riassume la filosofia di vita del personaggio, difatti Disraeli si mostra interessato, quasi fosse stata un'altra persona a lamentarsi poco prima della macchina, non appena Mallory ha finito di spiegargli il meccanismo. 

martedì 30 aprile 2013

Babbage e il suo computer

La disposizione circolare degli assi della Macchina Differenziale, attorno a grandi ruote centrali, apriva le più ampie prospettive. L'intera aritmetica diventava ora circoscrivibile entro i limiti della meccanica.
Mi appariva perfino la possibilità di una Macchina Analitica, ed io mi lanciai con entusiasmo alla caccia di questa visione.
I disegni e gli esperimenti erano fra i più costosi. Ingaggiai disegnatori di prim'ordine, per economizzare il lavoro della mia testa, mentre abili artigiani costruivano i meccanismi sperimentali.

da "La Macchina della Realtà", sezione Modus.


Il primo riferimento al mondo bizzarro descritto nel libro "La Macchina della Realtà" è fatto in merito alla macchina calcolatrice di Charles Babbage, considerata quasi come il fulcro di ogni attività computazionale. La macchina che compare nel romanzo, in pieno stile cyberpunk poiché mai effettivamente realizzata, è la seconda ideata da Babbage, la Macchina Analitica.

Babbage, infatti, presentò nel 1822 e fece in seguito costruire un iniziale macchina detta "Differenziale" perché in grado di compiere equazioni fra polinomi, ma nonostante le iniziali sovvenzioni provenienti direttamente dal governo britannico, a causa di problemi meccanici degli attriti fra gli ingranaggi*, il dispositivo non riuscì mai a funzionare perfettamente.

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*Al link è possibile visualizzare un video in cui è mostrato il complesso meccanismo di questi dispositivi. Altri riferimenti e confronti sono fatti al seguente link a una pagina del progetto Polymath del Politecnico di Torino.

domenica 31 marzo 2013

Panoramica sul testo

La macchina della realtà (The Difference Engine) è un romanzo di fantascienza steampunk del 1990, scritto da William Gibson e Bruce Sterling. La prima edizione tradotta in italiano risale al 1992.
Il romanzo è incentrato sul tema delle intelligenze artificiali, difatti la prima a comparirvi è la Macchina Analitica costruita da Charles Babbage, che ha anticipato la rivoluzione informatica di circa un secolo e mezzo (il romanzo è ambientato nel 1855).
 Il testo ha offerto alcuni spunti di riflessione sulle macchine informatiche e sul modo in cui esse si sono tecnologicamente evolute, permettendo anche un'evoluzione della mentalità dell'uomo:



  Gli autori:
 William Gibson (Conway, 17 marzo 1948) è uno scrittore e autore di fantascienza statunitense naturalizzato canadese, considerato l'esponente di spicco del filone cyberpunk.
 Bruce Sterling (Brownsville, 14 aprile 1954) è un autore di fantascienza statunitense.

venerdì 22 marzo 2013

Anticamera al blog

Salve, vi presento il mio blog, creato durante la frequenza del corso di Storia della Tecnologia tenuto dal prof. Vittorio Marchis al Politecnico di Torino nell' A.A. 2012/2013. L'argomento che sarà qui trattato riguarda essenzialmente in che modo la tecnologia abbia influenzato l'uomo al punto di portarlo a riprodurre parte del suo essere (non tutto, fortunatamente!) in delle macchine particolari quali sono i robot.
A tal proposito il libro la cui lettura in parallelo offrirà vari spunti critici e di riflessione è "La macchina della realtà" di William Gibson e Bruce Sterling. Ritengo il tema proposto di fondamentale importanza soprattutto per chiederci fino a che punto la tecnologia possa portare l'uomo a perfezionare la robotica e se e in quali limiti ciò sia giusto.  
Buona navigazione.